Riflessioni

Trading e Psicologia

Le reazioni emotive rappresentano uno dei tre pilastri su cui, riprendendo Elder, si fonda il nostro trading.
Eppure, delle tre “M” (Method, Moneymanagement, Mind), la totalità dei trader riconosce importanza alla prima, pochi alla gestione del capitale e del rischio, quasi nessuno alla psicologia del trading, ovvero agli aspetti emotivi che si legano al nostro modo di operare sui mercati e che ne determinano i risultati.
E’ esperienza comune che una certa strategia, passata dal demo al reale, cambi risultati – in peggio. Come è altrettanto comune il ricordo di alcuni trade notati sul grafico ma non fatti, che sono andati benissimo al contrario di quelli fatti (ah, se fossi entrato qui come pensavo…)

Il problema che tiene lontana la psicologia dagli sforzi di apprendimento dei trader novizi è duplice: quelli più lontani dal riconoscere un qualsiasi interferenza delle nostre emozioni sul trading non avranno neppure iniziato a leggere questo articolo – perpetuando così la situazione. Quelli che si sono un po’ avvicinati o hanno capito bene che l’ansia, l’ingordigia, la paura, l’esaltazione, la depressione, sono nemici dei buoni risultati, non sanno però come utilizzare questa intuizione: “Si, sono ansioso, quindi?”

Il concetto che entrare in un trade in preda all’ansia che vada male non può che essere negativo sui nostri risultati, è riconoscibile da chiunque se lo sia mai chiesto. Ma il vero problema è: posto che l’ansia, la paura, l’esaltazione, sono emozioni umane normali e non malattie, come combatto i loro effetti? Se riconosco che il mio trading va male o potrebbe andare molto meglio se riuscissi a dominare quella ridda di sensazioni che mi travolgono quando sono a mercato – e mi fanno comprare ai massimi e vendere ai minimi – come posso trasformare questa razionalizzazione in modo da attenuare o far sparire il loro effetto negativo sul saldo del conto?

Partiamo da due considerazioni: le emozioni sono nostre e ce le teniamo. La seconda: possiamo fare in modo di neutralizzarle ( o quasi).

Due sono i nemici: l’ansia e l’ingordigia.

ANSIA

L’ansia ci fa perdere i trade buoni (e ha un connaturato gusto a farci entrare in quelli meno buoni); grazie ad essa compriamo ai massimi per paura di perdere il treno e vendiamo ai minimi – giusto un tick prima dell’inversione. L’ansia ci fa guardare i soldi che stiamo vincendo o perdendo anzichè lo svolgimento del trade sul grafico a candele, che è come guardare il contachilometri anzichè la strada. Ci fa uscire con un guadagno di un decimo rispetto a quello che avremmo potuto realizzare oppure alla massima perdita che avremmo sostenuto quel giorno – salvo poi vedere andare il trade nella nostra direzione ma noi siamo già sbarcati.
Riprendiamo la metafora dell’automobile: stiamo viaggiando in una condizione particolare: non conosciamo la destinazione: ciò che suonerebbe stupido nella vita reale diventà realtà nel trading. Quanto durerà il viaggio e dove ci porterà? Non ce lo siamo chiesti prima di partire e diventa difficile rispondere ora che siamo lanciati in autostrada. Stiamo viaggiando da troppo o poco tempo? Quando ci fermeremo? Quando sarà obbligatorio fermarci per non far fondere il motore? Non lo sappiamo e queste domande senza risposta generano inquietudine. La stessa che proviamo quando siamo dentro a un trade senza aver prima prefissato dove siamo diretti – come faremmo in qualsiasi viaggio.
Abbiamo paura di perdere e non sappiamo nemmeno quanto perderemo: lo dovremo decidere al momento, mentre cavalchiamo il trade, e non potremo che deciderlo sulla base dell’intensità del dolore che stiamo provando ad ogni istante, ad ogni nuova candela sul grafico che si disegna in direzione opposta a noi. Quando sarà troppo forte, usciremo con un loss non calcolato, deciso sulla base delle emozioni anzichè della logica e del moneymanagement.

Lo stop loss è la cura dell’ansia. Ogni trade deve essere progettato con uno stop loss, inserito in macchina contestualmente all’ordine di acquisto e posto logicamente in una posizione del grafico dove il nostro metodo dice che se raggiunto, la nostra ipotesi iniziale è invalidata: abbiamo sbagliato e dobbiamo pensare al prossimo trade. Ma se la posizione dello stop deve essere logica (quindi basata sul metodo) la quantità di denaro che perderemo se prendiamo lo stop deve essere decisa emotivamente: ovvero all’inizio di ogni trade devo sapere non solo dove esco ma anche quanto perderò. E quel quanto non è un numero qualunque ma è esattamente la cifra che se persa non ci darà problemi, nè finanziari nè emotivi. Questa cifra, diversa per ognuno di noi, non è basata sul nostro capitale di trading: potremmo disporre di milioni ma ritenere intollerabile un loss di 500 euro. Bene: quale è la cifra che siamo disposti a perdere? 200 euro? 100 euro? Scegliete la cifra che non vi da alcun problema emotivo se persa e tradate con una size che non vi farà perdere oltre.
Entrare in un trade sapendo a priori quale è il massimo rischio che corriamo, rischio che abbiamo scelto noi nella pianificazione del trade è come camminare su una fune con una rete, spessa e resistente, a 2 metri di distanza: non puo succederci nulla di male: al massimo cadremo li dove abbiamo deciso di cadere.

INGORDIGIA

L’ingordigia ci fa entrare in trade non buoni, poco calcolati, poco pensati; grazie ad essa non vendiamo ai massimi perchè vogliamo di piu (anche se il nostro metodo di trading ci sta dicendo che è ora di ringraziare e uscire). Anche l’ingordigia ci fa guardare i soldi che stiamo vincendo o perdendo, anzichè lo svolgimento del trade sul grafico a candele ed ha la perfida tendenza di credere nella dipendenza positiva tra trade: l’ingordigia si esprime sfolgorante quando arriviamo da una serie di trade positivi e cominciamo ad accarezzare l’idea di essere infallibili, che è come decidere che possiamo guidare una macchina senza freni. Ci fa uscire con un guadagno di un decimo rispetto a quello che avremmo potuto realizzare perchè abbiamo preteso troppo, ci fa trasformare un trade vincente in una perdita di soldi, ci fa perdere molto più di quanto previsto perche abbiamo caricato troppo la size del trade, convinti della sua bontà – e della nostra come trader.

Il take profit è la cura dell’ingordigia. Ogni trade deve essere progettato con una meta precisa, inserita in macchina contestualmente all’ordine di acquisto e posta logicamente in una posizione del grafico dove il nostro metodo dice che se raggiunto, la nostra ipotesi iniziale del trade non solo si è dimostrata valida ma ha raggiunto un livello oltre il quale le probabilità di ulteriore guadagno non sono piu a nostro favore. E noi lavoriamo sulle probabilita, nessuna certezza.
A differenza dello stop loss, che deve essere inamovible e puo essere modificato solo nella direzione a noi favorevole, trasformandosi quindi in un trailing, il take profit ha confini meno delineati. Se arriviamo al take profit in condizioni che, sempre secondo il nostro metodo, conservino ancora probabilità di ottenere di più, nulla vieta di rimanere nel trade, vendere una parte in guadagno spostando lo stop a breakeven o mediando la posizione al rialzo. Se stiamo guadagnando e quindi, contestualmente, abbiamo ridotto il rischio, o lo abbiamo addirittura azzerato portando lo stop a breakeven, abbiamo maggiori possibilità di gestire il trade: non stiamo rischiando piu nulla. Un po’ come essere in anticipo nel nostro viaggio metaforico in macchina e prendersi la libertà di fermarsi a guardare un panorama prima di risalire in auto per raggiungere la meta.

L’uso dello stop loss e del take profit, entrambi rigorosamente calcolati prima di entrare in qualsiasi trade, ci consente di operare in scioltezza: una volta nel trade, il nostro compito non sarà piu quello di decidere quando uscire in gain o in loss – decisioni sempre cariche di grande emotività ed ora affidate alla piattaforma. E possiamo dedicarci ad ammirare il panorama, ovvero osservare l’andamento del trade per calibrarlo nel corso del suo svolgimento.
O possiamo persino dimenticarcene.

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