Riflessioni

Infiniti Sistemi

“Esistono infiniti sistemi” è un aforisma del matematico Dedekind riportato in un mio vecchio libro di analisi delle aperture negli scacchi. Ma è qualcosa che può essere applicato anche all’analisi dei grafici.

Ognuno degli indici più importanti, incluso il nostro che pur essendo ben poco trattato al confronto deve seguire le stesse leggi, ha dato la sua versione sull’imminenza della correzione. Ed ogni mercato ha scelto il proprio modo di esprimere tale imminenza.

Qualche giorno fa avevamo notato i segnali di sofferenza dati dai vari mercati analizzati: un Doppio Massimo su S&P500 e DAX, il Three Falling Peaks su Nasdaq, l’Engulfing Bearish su FTSEMIB. Una situazione generalizzata di stallo che, unita alla stagionalità statisticamente sfavorevole ai mercati (“Sell in May and go away”) non poteva che attirare la nostra attenzione.

Ma, tornando agli infiniti sistemi di Dedekind, altri trader avrebbero potuto notare segnali diversi di possibile correzione. Sul Nasdaq, ad esempio, il Three Falling Peaks si sarebbe potuto anche interpretare come un andamento con massimi e minimi decrescenti indicativo di inversione di tendenza (al ribasso) sul breve periodo. Oppure, anche senza notare l’andamento ribassista delle giornate precedenti, si sarebbe potuto identificare l’area 3535 come supporto chiave da non oltrepassare, pena ulteriori ribassi.

Insomma non esiste un solo modo per identificare un probabile movimento significativo: ne esistono diversi.
Ed il fatto che esistano tante modalità di interpretazione di un grafico, che a sua volta dipendono dal Timeframe adottato, dal tipo di analisi adottata, dagli indicatori e oscillatori utilizzati, ci rende ragione del fatto che non esiste una configurazione valida sempre e comunque nè un modo migliore di un altro di approccio al grafico, ma diversi metodi di analisi che alla fine obbligano il trader a considerare ciò che vede in una certa prospettiva e farne, sulla base della sua esperienza, una valutazione che non può che essere probabilistica.
Il particolare tipo di attenzione che dedichiamo ai grafici, fatta anche di molta “pancia”, fa si che persone diverse, con sensibilità e specializzazioni sui mercati differenti, possano notare nell’immediato una configurazione piuttosto che un’altra, oppure gradazioni diverse della stessa configurazione, alla quale si applicano poi vari sistemi di conferma (volumi, indicatori, oscillatori, nulla) per la verifica e l’approfondimento.

La deduzione logica è che non solo non esiste il Sacro Graal del trading, un indicatore o un setup che non sbagliano mai, ma che il porsi in ottica probabilistica (di più non si può fare) porta con sè il possibile fallimento del setup che abbiamo analizzato. Le nostre configurazioni, i Doppi Massimi, gli Hammer, gli ipercomprati e ipervenduti, ci pongono nella condizione della maggiore probabilità a nostro favore e non del trade dal guadagno certo.
Quest’ultima, piaccia o no, è una configurazione che non esiste.

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