Riflessioni

Chi si è bevuto la Coca-Cola?

Probabilmente è impossibile incontrare un essere umano sopra i tre anni che non sappia cosa sia la Coca-Cola (NYSE:KO). La bottiglietta è infatti venduta ai quattro angoli del pianeta, con l’eccezione (forse) della Corea del Nord.
KO è un prodotto semplice, poco costoso, con un brand forte, conosciuto ed inimitabile, senza concorrenti passati, presenti e, soprattutto, futuri.
KO fa parte di quei beni di consumo che, dal punto di vista industriale, vengono definiti consumer staples ovvero beni essenziali di cui la gente non può fare a meno o se ne priva molto malvolentieri o non ha necessità di privarsene appunto per il loro basso costo.
Essendo stata inventata nel 1886, KO ha quasi la stessa età dell’unità d’Italia ed una posizione finanziaria migliore di quella del nostro Paese e di tanti altri. Dal 1920 paga un dividendo trimestrale e da circa 50 anni aumenta il suo dividendo annualmente. Il che significa che il suo business è in continua crescita da almeno un secolo.

L’investitore che avesse acquistato 10.000 dollari di azioni KO nel 1993, avrebbe ottenuto ad oggi un ritorno del 9.1% all’anno (quanto rendono i titoli di stato?) ed ogni dollaro investito oggi varrebbe 5.68 dollari. I 10.000 dollari investiti nel 1993 oggi avrebbero, grazie al progressivo aumento dei dividendi, un ritorno cedolare pari al 14.1% all’anno, ovvero superiore a quello obbligazionario di una small cap irakena che invece ci affrettiamo a comprare.
E senza contare l’ apprezzamento del titolo negli ultimi 20 anni.

Un titolo così si compra e non si vende mai, come suggerisce Warren Buffett. Giusto?
Non esattamente. Anche KO è vittima degli umori di Mr.Market e nonostante la solidità del business e la prevedibilità della sua forza anche fra 20-30 o 50 anni, quando i mercati scendono si vende tutto, anche le perle della nonna.

Nel corso della Dotcom Bubble, KO ha perso il 58% del suo valore e “solo” il 43% nel più recente Credit Crunch.
Ragioniamo. Quale influsso negativo può avere avuto sulle vendite della famosa bottiglietta il fatto che tante startup Internet crollassero del 50% al giorno tra il 2000 e il 2002? Quali conseguenze può avere KO il fatto che, forse, in Grecia ne hanno bevuto un po’ meno? E il futuro dell’Euro o l’annessione della Crimea possono disaccoppiare il classico Coca-pizza margherita-hot-dog?
Ragionevolmente pensiamo di no.
Ma allora chi si è bevuto la Coca-Cola?
L’ha venduta chi l’aveva presa ai massimi e si è spaventato della perdita ma anche chi l’aveva da tempo e ha voluto portarsi a casa il guadagno.
L’ha venduta il mercato intero, spaventato dalla discesa, animato dal desiderio di portare a casa un piccolo o grande gain, dal desiderio di spostare i propri averi dall’equity all’obbligazionario, o all’oro che sta salendo così tanto.
L’ha venduta chi dalla storia non apprende e non vede che se tutti vendono un gioiello è il caso di comprarne a mani basse, come facciamo quando ci sono i saldi.
E questo non vale solo per KO ma anche per McDonald, Procter&Gamble, Philip Morris, Micorsoft, Johnson&Johnson, Pepsi e tutte le occasioni

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